giovedì 19 gennaio 2017

Hunted: ovvero perchè come al solito gli ammeregani sono i migliori cattivi del pianeta

I produttori USA non si smentiscono mai: voglia di rischiare zero, capacità innovativa sottozero, creatività molto meno del nulla assoluto, originalità dio-ce-ne-scampi.
Quindi, inetti al sugo del discorso (generare), acquistano l'ennesimo format dai loro antenati intelligenti (gli inglesi, che per quanto stronzi rimangono europei e colonizzatori, invece dell'opposto) e ci piantano in tv (CBS: Channel BullShit, probabilmente) una serie carina carina, originale e anticipatrice: Hunted
In pratica degli imbecilli senz'arte né parte, esibizionisti e amorali (requisito indispensabile anche solo per immaginare d'apparire in un reality-sciò), devono imboscarsi più a lungo possibile mentre un altro gruppo di pezzi di merda (simil cacciatori-di-taglie XXI secolo) cerca di beccarli. Il tutto in cambio di mànny-mànny, figurati un po'.
Fin qui tutto ok, specialmente se qualcuno, durante la fuga, si farà male veramente o meglio ancora dovesse restarci secco: un inutile consumatore di ossigeno in meno, nel caso.
Il problema nasce non appena ci si rende conto che l'idea dei sagaci progenitori degli ammeregani è presa pari pari dal romanzo Un Uomo In Fuga di Stephen King, ovvero uno dei meno peggio fra i creativi estadosunidensi (almeno finchè si drogava). Testo redatto in fretta e furia sotto lo pseudonimo Richard Bachman, era un capolavoro pulp datato 1982 ambientato giusto fra non molto (2025) e dalla potenza tanto evocativa quanto probabile di BlackMirror. Prima di BlackMirror, però. Prima di Hunted britannico.
Frallaltramente già prodromizzato dal precedente La Lunga Marcia, capostipite moderno di ogni puttanata stile Hunger Games. C'è sempre un gruppo di tizi e alla fine deve restarne soltanto uno mentre tutti gli altri sono schiattati. L'ultimo vince un premio, bello grosso, e nel frattempo la NAZIone segue lo spettacolo, lato circenses. Lato panem la vita è una merda, disoccupazione a palla e società completamente junglizzata sotto il controllo totale di un regime genere militare, là nel 1979. Mentre nell'82 comanda la televisione (media company) la quale si è autoproclamata obbligatoria (in i-Taglia, per dire, sempre all'avanguardia dell'inciviltà, è diventata di default una tassa parificata al canone elettrico) e tiene occupato il pueblo mongoloide, quando non è occupato a morire di stenti, a colpi di pubblicità.
Massimo ascolto alla trasmissione dove un manipolo di disgraziati più disgraziati della media viene cacciato dalla pattuglia di killer-non-bounty e chi sopravvive fa il botto (un gigatone di dollari). Il core del format sono gli ammazzamenti in diretta e il giro di scommesse da piazzare sulle eliminazioni. Come potete intuire, è proprio il punto d'arrivo che 'sta iper-riciclata serie Hunted si propone d'intrudurre, passo passo, un tabù distrutto alla volta. Il divertente è che, come nell'originale di Bachman/King, i cacciatori, ovvero il banco/tv/produzione/governo parte sempre avvantaggiato barando: nel romanzo i fuggitivi devono inviare un nastro registrato, così forniscono obbligatoriamente indizi sulla loro posizione; nella trasmissione tv i protagonisti vengono accompagnati da un cameraman. Capito la ficata? Sei latitante per missione ma ti porti a spalla un altro stronzo colla telecamera. Se fuggi in coppia gli stronzi cineoperatori raddoppiano. Dev'essere una vera impresa, per dei detective con trascorsi nei e i mezzi dei servizi di intelligence (a proposito, i federali non fanno corsi sulla dignità personale o professionale, oltre che sull'opportunità di illustrare in mondovisione tattiche e tecniche di mimesi e fuga molto interessanti per i cattivoni nordafrici o i loro amici del centrasia eccetera? M-mm...) scovare 4 pirla con due telecamere in giro a nascondersi... 
D'altra parte finchè in ballo ci sono due spiccioli (gli stronzi vincitori finali possono dividere poche centinaia di migliaia di dollari... farebbero prima a guadagnarli lavorando, se fossero abili a qualcosa oltre a fare la carne da macello) il tutto può essere impacchettato come una tranquilla fiction pseudodocumentaristica mantenendo pure bassi i costi delle polizze assicurative. Sarebbe però carinissimo sentire di qualcuno della crew sparato a morte per aver cercato nascondiglio nel quartiere sbagliato o roba simile.
Show tarato sul pubblico ammeregano notoriamente subnormale, quindi ci può stare: puro inquinamento mentale.
La deriva susseguente, con Trump al timone della baracca, può invece risultare dolorosa (lotterie per la copertura sanitaria... cento immigrati dentro una palestra con una dozzina di mazze chiodate e l'ultimo che resta in piedi vince una green-card... cose così) e, perchè no, richiedere l'applicazione a tempo indefinito della legge marziale ma, guardando il lato positivo, se non altro lo sappiamo già ora.
Gli amici d'oltreoceano, lato nord, quelli che abitano tra Messico e Canada, sono gli esseri umani più prevedibili dell'universo. Così prevedibili che a leggere Philip Dick si può avere un'anteprima dettagliata di tutte le linee guida di corporation e governo per i prossimi 40 anni, propaganda e azioni militari incluse (e tutto senza dover eccedere il 1970 come data di pubblicazione): cercheranno di uccidere tutti quelli che non vorranno fare gli schiavi (Matrix, nella versione full-digital).
Rimanendo al versante televisivo, non resta che attendere i prodotti competitor di Amazon, Netflix, AMC e Showtime, presempio. HBO fa un sacco di soldi altrimenti, quindi forse conserverà la dignità più a lungo. L'enorme pregio di tutto 'sto presagio di fine della civiltà è evidente: conoscendo in anticipo trama, svolgimento e conclusione potremo risparmiare ore e ore a non-guardare i programmi.
Nel frattempo, cari produttori US, grazie per Walter White e The Wire ma ora andatevene pure affanculo.